Associazione per il recupero dall'handicap da trauma cranico e midollare
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La Storia di Andrea

Se non ricordo oggi, ricorderò domani

«È successo tutto una domenica di luglio del 1993: era il 17 precisamente, e avevo 22 anni. Stavo andando con la mia moto da cross alla cascina di mio padre, che si trova in montagna. Là i miei familiari mi aspettavano per l'ora di pranzo, e nella casa del paese non c'era nessuno, io ero stato l'ultimo a lasciarla. La strada da percorrere per andare lassù è di campagna e non è asfaltata, piena di curve e dossi. Di certo non è una delle migliori, ma ogni tanto nonostante tutto con la moto andavo molto veloce e spesso "impennavo".

Io non ricordo niente di quel giorno, ma mi hanno raccontato che una persona che abita lì vicino, un contadino, ha detto di aver sentito la mia moto procedere come al solito lungo le curve e i pendii, conosceva il rumore del motore perché passavo spesso per quella strada. Ad un tratto il silenzio più assoluto. Allora questo signore, che tra l'altro è un amico di mio padre e che non ringrazierò mai abbastanza, si è insospettito e ha deciso di venire a vedere che cosa fosse successo.

Ci ha messo un po' per arrivare sul luogo dell'incidente, perché la sua casa era abbastanza distante, ma alla fine mi ha trovato, ed ha chiesto ad una famiglia che abitava lì vicino di chiamare soccorso in paese. L'eliambulanza che era stata allertata, non poteva però prelevarmi sul luogo dell'incidente, perché era impossibile atterrare. Mi hanno raccontato che in qualche modo sono riusciti a trasportarmi in paese, e poi in elicottero, sono stato portato in un grande ospedale della zona. Tutto questo è avvenuto nel giro di qualche ora.

Naturalmente io non ricordo alcun particolare dell'incidente, anche se ci ho pensato molto, e sono tornato sul posto. Ma ancora oggi non so dare alcuna spiegazione. Non riesco a capire come ho fatto a cadere perché in quel punto il sentiero non presenta particolari ostacoli e c'è solo una piccola curva. A parte la velocità e il fatto che non indossavo il casco, non so dire niente di più.

Fino al momento dell'incidente ho sempre avuto passione per le moto, adesso decisamente l'ho persa ed ho venduto la mia. Ci sono salito solo un'ultima volta, dopo l 'incidente, per vedere se funzionava, poco prima di venderla. Sono stato in sella solo cinque minuti, non di più, poi ho chiuso del tutto.

Non ricordo niente neanche del mio ricovero, visto che mi hanno subito portato nel reparto di rianimazione, perché ero in coma. Di quel periodo non so niente perché non ho voluto che i miei mi raccontassero niente. Ricordo solo la loro costante presenza in ospedale e successivamente in clinica.

I primi veri ricordi risalgono al momento in cui mi hanno permesso di uscire dalla stanza. Prima sulla sedia a rotelle e poi a piccoli passi. Andare in giro mi aiutava nella riabilitazione e presto sono anche riuscito a camminare! Ricordo bene il mio polso rotto, che in ospedale - presi dagli altri grossi problemi che ho avuto - non avevano risistemato. Per fortuna in clinica se ne sono accorti e con una fasciatura rigida sono riusciti a farmi recuperare al meglio. Ricordo inoltre che il giorno in cui sono uscito dalla clinica mi hanno consegnate, anche un bracciale speciale per aiutare il braccio ad eseguire tutti i movimenti che avevo perso.

I miei problemi di memoria mi impediscono di ricordare bene i dettagli, ma ricordo abbastanza medici, infermieri ed in particolare una segretaria molto carina. So di avere avuto parecchi problemi a dormire e un grande dolore alla gamba destra.

Quando sono uscito dalla clinica ho cancellato tutto, bene e male. O meglio: la mia memoria lo ha fatto per me, forse anche esagerando. Infatti non ricordo anche molte altre cose della mia vita passata. Ho in chiaro solo alcuni fatti o momenti importanti. I medici però, mi hanno detto che nel giro di qualche anno la mia memoria dovrebbe tornare a funzionare, e forse potrò recuperare altri ricordi. Ogni tanto anche adesso faccio fatica a ricordare alcune cose che mi sono successe dopo l'incidente. Ho avuto anche alcuni problemi alla vista: ho perso parecchie diottrie e per questo ho dovuto rinunciare alla Patente C, che mi serviva per guidare i camion, carichi di materiale nella ditta di mio padre.

Nella mia famiglia non ho trovato una collaborazione specifica per quello che riguarda il recupero del mio passato, forse anche per il mio atteggiamento iniziale. Ma è stato importante parlare con gli amici. Grazie a loro riesco a ricostruire alcuni avvenimenti essenziali della mia vita. Gli amici sono molto importanti, e sono rimasti quelli di sempre. La ragazza invece mi ha lasciato, anche se nel periodo in cui sono stato in ospedale è venuta spesso a trovarmi.

All'inizio la vedevo ogni settimana, ma poi le visite si sono diradate e tutto è finito. Chiaramente ho sofferto per questo: anche se non c'era un progetto preciso, avevamo intenzione di sposarci e di costruire una casetta, su un terreno dove invece, poi, abbiamo realizzato delle villette a schiera. Dall'istante in cui sono uscito dalla clinica sono tornato a casa con i miei ed ho semplicemente cercato di riprendere a vivere.

Non ho ricominciato subito a lavorare, ma lentamente ce l'ho fatta. Ricordo di aver riposato per un po' di tempo: mi svegliavo, facevo colazione e poi non sapevo che fare. Allora mi sedevo davanti al televisore e ci stavo per tutto il giorno. Ricordo che ero nervoso e mi arrabbiavo per niente coi miei familiari, che al contrario sono stati sempre molto buoni con me e mi hanno sopportato senza farmelo pesare. Ad un certo punto, i miei fratelli, visto che non mi decidevo a fare nulla, mi hanno chiesto, senza obbligarmi, se avevo voglia di andare in cantiere e di provare a fare quello che riuscivo.

Dal giorno in cui ci sono andato per la prima volta, tutto è tornato alla normalità, tanto che oggi lavoro abitualmente per nove ore al giorno. Per questo mi ritengo davvero molto fortunato. Sono riuscito a tornare a fare quello che facevo prima, mentre per molti altri ragazzi questo non è più possibile. Restare per tutto il giorno inattivo è davvero noioso oltre che controproducente sotto tutti gli aspetti.

Nel mio caso poi è stata una fortuna poter riprendere il lavoro in famiglia gradualmente e senza tanti traumi ed ostacoli. So che oggi per altri ragazzi che hanno passato la mia stessa esperienza non è così, per molte ragioni.

Lo scorso anno purtroppo è mancato mio padre, è così insieme con i miei quattro fratelli, tre più grandi e una sorella minore, cerchiamo di portare avanti il lavoro di papà. Io adesso praticamente faccio il muratore, anche se ho un diploma da ragioniere, mentre i miei fratelli si occupano del lato contabile e burocratico. La mia vita comunque ha ripreso il suo ciclo quotidiano ed è tornata del tutto normale: tutto fuorché la memoria.

Mi sento a disagio quando mi capita di sentire parlare di fatti che mi riguardano, o che dovrei conoscere. Invece di sapere di che cosa si sta parlando io casco letteralmente dalle nuvole! Devo ammettere però, che non perdo troppo tempo a rivangare il passato, e nemmeno ne faccio una tragedia.

Se non ricordo oggi, vorrà dire che ricorderò domani!».