Associazione per il recupero dall'handicap da trauma cranico e midollare
Il coma
coma

Il coma è paragonabile ad uno stato di sonno profondo in cui il paziente è privo di coscienza e qualsiasi stimolo visivo, acustico o sensoriale non può essere recepito.

Questa lesione è causata da un danno alla struttura profonda del cervello che può essere provocato da un trauma, da intossicazioni, da malattie causate da disturbi circolatori o infettive. Se i primi soccorsi sono tempestivi ed appropriati, minori sono i danni al cervello. Si calcola che ogni giorno vi siano 25 morti e 30 invalidi permanenti a causa del trauma cranico.

Vi sono diversi livelli di corna: da quello più profondo, dove è necessaria la respirazione meccanica, a quello più lieve dove vi possono essere risposte verbali o motorie anche se non ancora finalizzate.

Nello stato di coma grave il paziente non è in grado di ricevere nessun messaggio e, anche se recupera, non ricorda assolutamente nulla di quello che gli è accaduto. L'alimentazione viene effettuata tramite piccole sonde che raggiungono lo stomaco e nessun movimento è possibile.

Nello stato di coma moderato il paziente reagisce agli stimoli in modo più o meno finalizzato, per esempio può ruotare il capo a seguito di un suono o un rumore, può muovere un arto dopo uno stimolo doloroso, può stringere o muovere le dita di una mano. La respirazione è spontanea e se imboccato è in grado di mangiare.

Nel coma lieve il paziente reagisce a ordini semplici, cerca di rispondere in maniera appropriata alle richieste che gli vengono fatte ed è in grado di muovere liberamente i quattro arti, anche se l'attenzione è molto limitata e si stanca facilmente.

A seconda della gravità del corna, vengono instaurate appropriate terapie mediche e riabilitative.

Nel coma grave si inizia con una fisioterapia di tipo passivo, alternando stimolazioni sensoriali specifiche. A mano a mano che il paziente migliora si inseriscono stimolazioni di intensità, qualità e durata più adeguate ed esercizi riabilitativi con crescente difficoltà. Bisogna sempre stare attenti a non sovrastimolarlo e a rispettare la sua lentezza nell'apprendere le cose che vogliamo insegnargli. Purtroppo il recupero può anche arrestarsi per il sopraggiungere di complicanze mediche o farmacologiche. Di tutto quanto gli accade in terapia intensiva, il paziente non ricorda nulla e non ha alcuna coscienza fino a quando non si sveglia dal coma e comincia ad interagire con I 'ambiente. Questo può avvenire nel giro di ore, giorni, mesi o addirittura anni. Anche se il paziente è in coma, deve essere sottoposto ad intenso trattamento riabilitativo per evitare i danni da immobilizzazione ed allettamento, per mantenere una adeguata respirazione, per combattere la rigidità, per stimolare il paziente alla ripresa del contatto con l'ambiente, per rieducarlo all'alimentazione e al recupero della capacità di comprendere e comunicare. In seguito, appena le condizioni cliniche lo permettono, il paziente viene posizionato in carrozzella e nelle fasi successive di recupero viene impostata la stazione eretta ed il cammino.

Inoltre i disturbi non sono solo fisici ma anche psicologici: problemi di memoria, di concentrazione, di ragionamento, di comportamento. Tali disturbi sono difficili da curare e sono quelli che più preoccupano i parenti.

L'ultimo compito che rimane è quello di dimetterlo dalla struttura ospedaliera, reinserirlo nella famiglia e quando è possibile nella scuola e nelle attività socio-lavorative.

In ogni caso bisogna sempre ricordare che ogni paziente è diverso da un altro e che le cure mediche riabilitative vanno impostate in maniera personalizzata.

In questi ultimi anni sono stati fatti passi enormi nella cura di questi malati e grazie all'opera delle associazioni di volontariato anche l 'opinione pubblica è diventata molto sensibile a questo problema. Mi auguro che questo non sia il punto di arrivo, bensì l'inizio di un ulteriore miglioramento nella cura e nell'assistenza di questi pazienti.

Se è vero che il progresso di una società si misura anche dal grado di tutela delle persone più deboli, allora bisogna che sempre più risorse umane ed economiche vengano impiegate e messe a disposizione di chi si occupa e preoccupa di questi problemi.

G. Pietro Salvi